Patres (Sonia Morganti; Leone editore)

 

Era da parecchio che seguivo Sonia ed i suoi scritti: da ogni più piccolo dettaglio traspare una semplicità rara al giorno d’oggi. E non sbagliavo.

L’ho cercata io, volevo conoscerla, seppure in modo virtuale, ma la sua allegria è contagiosa e ti arriva dritta anche filtrata da uno schermo.

Al suo attivo vanta tre romanzi pubblicati, ed un quarto in arrivo (del quale attendo i dettagli, eh eh eh) e se si tratta di Sonia Morganti si può stare certi di una cosa: è curiosa e quando una storia la tocca deve raccontarla. E lo fa talmente bene che i suoi personaggi potrebbero essere amici che incontri tutti i giorni.

‘Patres’ è un colpo al cuore per chiunque ami il romanzo storico…ad esempio me;-)

Io poi adoro tutto quel che ha una risonanza nella Roma antica, quindi vince a mani basse.

Sonia ha preso il mito di Romolo e Remo, i gemelli che diedero i natali all’Urbe, e lo ha reso umano, ne ha scritto una storia in chiave nuova dove tutto va al proprio posto anche di fronte al più scettico dei lettori. È un romanzo raccontato nel modo giusto, con uno sviluppo logico ed una coerenza narrativa perfetti. Non esagero: sono perfetti, e fino ad ora nessun autore che io abbia trattato ha raggiunto tali livelli.

Il ritmo è un crescendo d’attesa, la leggenda di come Roma sia nata è nota a tutti, ma grazie a lei speri ad ogni pagina che un personaggio faccia una scelta diversa, prenda un’altra strada, in modo da arrivare a quel giorno senza sangue versato, senza metà dell’anima persa (ho cercato di prenderla larga perché comunque non voglio spoilerare!).

La macchina narrativa funziona e i personaggi, come detto prima, sono persone che sembra di conoscere da sempre: tutte noi siamo state Silvia davanti al primo amore, Numitore e Amulio sono il padre e lo zio che si fanno la guerra- diciamo così…-, la famosa lupa che allatta i gemelli altri non è che la prostituta (le prestitute, infatti, venivano indicate col termine ‘lupe’) Larenzia, sposata con Faustolo, il contadino che li trovò in una cesta e che li crebbero come figli loro, e poi Romolo e Remo stessi, due persone per un’anima sola perché –come spiegato nel libro- il seme di un Dio (Marte in questo caso) è troppo potente per essere contenuto in un unico corpo.

Tutti i personaggi hanno un obiettivo chiaro ed una funzione precisa, ciò che vivono li cambia e per il lettore è facile ritrovarsi in un aspetto del loro carattere o in un loro comportamento.

Sonia non sbaglia poiché la psicologia, le emozioni e le azioni dei personaggi sono disegnate con efficacia.

L’ambientazione è studiata con cura, mentre leggi cammini nell’antico Latium e annusi i profumi di Alba Longa, della campagna e senti i rumori di una città nascente. Non inonda chi legge con descrizioni noiose: concede quel particolare rivelatore che stimola interesse e sensazioni autentiche.

Con Sonia la caccia all’errore è inutile, non ne commette. La forza di questo romanzo sta anche nell’innovazione, come dicevo prima, della riscrittura del mito: ti appassiona e vorresti subito un altro romanzo che ti dica il seguito. C’è poco da dire, l’autrice ha una bella penna, fresca e leggera capace di emozionare e di far riflettere.

Mi ha regalato piacevoli ore di lettura, quello passato con lei è un tempo buono e per un autore non credo esista complimento migliore.

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