Geremia (di Lorenzo Ruggeri; Astro edizioni)

Conosco Lorenzo da anni e sono veramente felice di poter parlare di lui! Siamo cresciuti nello stesso paese e so da tempo quanto possa essere abile la sua penna. Geremia è il suo secondo romanzo –del primo parlerò più avanti- e apre, letteralmente, la testa al lettore.

La storia ti prende subito perché è raccontata davvero nel modo giusto. Per intenderci: l’ho letto tutto in una giornata perché non riuscivo a smettere. Ha messo sale e pepe nei posti chiave, sia nella psicologia dei personaggi (io sto totalmente dalla parte di uno di loro, ma non dirò mai quale!) che nel ritmo narrativo. La trama non è piatta, anzi, io l’ho vista come una salita dolce ma costante e alla fine il colpo di scena che taglia le gambe. Non ci sono buchi narrativi, errori di continuità e incoerenze: tutto scorre velocemente perché la trama non si è mai arenata, in nessun passaggio. Ho colto anche molta bravura nel disseminare dettagli in bella vista che aiutano chi legge a capire la natura del personaggio che in quel momento si sta muovendo sulla scena (o fuori, e la bravura è qui). Nel lettore scatta il famoso, e tanto cercato, meccanismo empatico. Le vicissitudini del protagonista sono le nostre da sempre, da quando il genere umano ha sviluppato una coscienza e la capacità di farsi domande. Geremia ha emozioni e compie azioni che sono solo una nostra prerogativa. Il romanzo di Lorenzo è ambientato in una realtà quotidiana assai frequente, descrive benissimo episodi che sono all’ordine del giorno e spesso rimangono senza la giusta punizione.

Sono molto contenta di avere per amico un bravo scrittore. E posso dirlo perché solo un bravo scrittore lascia il particolare -o dettaglio, che dir si voglia-  rivelatore a buon mercato (significa, tra le altre cose, che si fida di chi legge). Concede molta libertà al lettore e non lo sommerge di descrizioni minuziose e noiose.

Credo sia un romanzo molto originale, e non lo dico perché ne conosco l’autore ma perché lo penso davvero. La fine è generosa  -chi segue il mio blog sa che uso pochissimo questo aggettivo-  perché regala il lusso di farsi domande. Io mi sono chiesta “ma quindi la parte giusta qual è?” e mi sono risposta dopo un bel po’ di tempo.

geremia

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