Recensione “Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà” di Luis Sepùlveda

Cari lettori, buongiorno e buon anno!!! Questo 2018 è iniziato col botto: ho qualcosa come una cinquantina di mail da leggere. Considerato che sono arrivate durante l’ultimo fine settimana e sono le più recenti in ordine di tempo, chiedo pazienza e perdono a chi mi ha inviato romanzi da recensire e recensioni da valutare. Mentre cerco il bandolo della matassa vi lascio con una recensione della mia amica Giuliana, anima sensibile. Abbiamo frequentato insieme un bellissimo corso di scrittura per il quale colgo l’occasione di ringraziare Angela Sabella e Massimo Angelo Rossi, maestri dal talento fine e le mie compagne: noi sì che siamo un bel gruppo! L’immagine del libro riportata in questo articolo è tratta da ilgiardinodeilibri.it

 

storia-cane-insegno-bambino-felicita“Cosa avrebbe potuto farci comprendere quanto la nostra cultura si stia allontanando dalle verità della natura, così come dalla parte più istintuale del sé, meglio del racconto di un cane?

E per di più di un cane che ripercorre la propria esistenza con una profondità al contempo lucida ed innocente, capace di generare un soggiacente imbarazzo in diversi rappresentanti della specie umana!

Insomma la scelta semplice e geniale di Sepùlveda di dare voce al fedele amico dell’uomo ci invita, con pronta eleganza, a riscoprire gli insegnamenti perduti della natura di cui, oggi più che mai, la civiltà contemporanea necessita in modo sostanziale.

Tra l’altro lo fa attraverso un racconto veloce, fugace, disimpegnato (apparentemente) così come piace a noi vittime e artefici della comunicazione mordi e fuggi.

Un vero e proprio cortometraggio letterario che in circa 70 pagine rievoca ciò che troppo spesso rimane silente, soffocata, umiliata: la dimensione sacra dell’esistenza.

Rendere ogni piccolo gesto una preghiera, ringraziare e scusarsi con la natura, gli animali, le cose, con ogni forma vivente.

Per ristabilire il legame sacro e misterioso con la vita, ritornando a sentirsi parte del tutto e non più elementi atomizzati e spesso alienati di un mondo che, con sempre maggiore fatica, riusciamo a sentire attorno e dentro di noi.

Una piccola, luminosa e provvidenziale lucciola letteraria che invita altresì a riflettere, sul legame di fedeltà che ognuno di noi deve alla speranza.”

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