Bella Ciao (di Ninetta Pierangeli; Scatole Parlanti editore)

Qualcuno, nei giorni in cui ho toccato l’apice del pienone sulla scrivania, vedendo “Bella Ciao” insieme ad altri romanzi da recensire, ha detto: <<Va bé dai, sono solo 136 pagine!>>. É vero, ma quanto pesano queste 136 pagine?

Inizio col dire che sono belle. Belle davvero, come possono esserlo solo quelle intense, dure e, a tratti, anche crude. Se le mettete poi dentro una ricostruzione storica perfetta, siamo a posto. E Ninetta Pierangeli lo ha fatto.

Roma, anni 70. Il PCI ha superato la Dc alle amministrative.  Monica e Alberto ne sono felici e orgogliosi: alla campagna elettorale hanno contribuito pure loro. Due attivisti politici, dalla stessa parte, ma completamente diversi. Lui, figlio di un operaio e di una casalinga, innamorato del lavoro e della sua famiglia. Lei, borghese, figlia di genitori benestanti con casa di proprietà e futuro assicurato. Tra i due, è Monica la “dura e pura” che coinvolge l’altro nella politica, perché per lei amore e lotta rivoluzionaria esistono solo se intrecciati. Poi fanno la loro comparsa le Brigate Rosse e tutto cambia. Monica se ne va. Si unisce agli estremisti lasciandosi Roma, Alberto, e la sua famiglia, alle spalle.

Si incontrano ancora Alberto e Monica, moltissimi anni dopo. I loro percorsi sono un bellissimo romanzo di formazione perché tanto più Alberto si eleva riponendo la propria Fede in un ideale giusto per sè stesso, più Monica cade dentro la propria anima.

Alla fine, girata l’ultima pagina, é impossibile non farsi scappare una lacrima di commozione. La Pierangeli fa anche un altro regalo al lettore: la voglia di farsi delle domande. Perché diciamolo, tutti, almeno una volta nella vita, siamo stati un po’ Alberto e un po’ Monica. Qui sta il bello!

Recensione “Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà” di Luis Sepùlveda

Cari lettori, buongiorno e buon anno!!! Questo 2018 è iniziato col botto: ho qualcosa come una cinquantina di mail da leggere. Considerato che sono arrivate durante l’ultimo fine settimana e sono le più recenti in ordine di tempo, chiedo pazienza e perdono a chi mi ha inviato romanzi da recensire e recensioni da valutare. Mentre cerco il bandolo della matassa vi lascio con una recensione della mia amica Giuliana, anima sensibile. Abbiamo frequentato insieme un bellissimo corso di scrittura per il quale colgo l’occasione di ringraziare Angela Sabella e Massimo Angelo Rossi, maestri dal talento fine e le mie compagne: noi sì che siamo un bel gruppo! L’immagine del libro riportata in questo articolo è tratta da ilgiardinodeilibri.it

 

storia-cane-insegno-bambino-felicita“Cosa avrebbe potuto farci comprendere quanto la nostra cultura si stia allontanando dalle verità della natura, così come dalla parte più istintuale del sé, meglio del racconto di un cane?

E per di più di un cane che ripercorre la propria esistenza con una profondità al contempo lucida ed innocente, capace di generare un soggiacente imbarazzo in diversi rappresentanti della specie umana!

Insomma la scelta semplice e geniale di Sepùlveda di dare voce al fedele amico dell’uomo ci invita, con pronta eleganza, a riscoprire gli insegnamenti perduti della natura di cui, oggi più che mai, la civiltà contemporanea necessita in modo sostanziale.

Tra l’altro lo fa attraverso un racconto veloce, fugace, disimpegnato (apparentemente) così come piace a noi vittime e artefici della comunicazione mordi e fuggi.

Un vero e proprio cortometraggio letterario che in circa 70 pagine rievoca ciò che troppo spesso rimane silente, soffocata, umiliata: la dimensione sacra dell’esistenza.

Rendere ogni piccolo gesto una preghiera, ringraziare e scusarsi con la natura, gli animali, le cose, con ogni forma vivente.

Per ristabilire il legame sacro e misterioso con la vita, ritornando a sentirsi parte del tutto e non più elementi atomizzati e spesso alienati di un mondo che, con sempre maggiore fatica, riusciamo a sentire attorno e dentro di noi.

Una piccola, luminosa e provvidenziale lucciola letteraria che invita altresì a riflettere, sul legame di fedeltà che ognuno di noi deve alla speranza.”