Lettera a un bambino mai nato (di Oriana Fallaci, Rizzoli editore)

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Non credo d’aver dato il giusto peso all’espressione “un pugno nello stomaco” prima d’aver letto questo romanzo. Si capisce che è un inno alla vita, del resto Oriana ricorre spesso nei suoi scritti a frasi come la paura di non nascere, il brutto è dover dire di non esserci stato. Lei amava la vita e ogni risvolto che la vita riservava. Ma torniamo al libro. Come si evince dal titolo l’epilogo della gravidanza non è felice, nessun lieto evento da raccontare eppure da dire c’è molto. Tanto per cominciare, ben oltre l’essere un inno alla vita, questa è una lettera che Oriana scrive alle donne, tutte le donne :quelle che vogliono un figlio, quelle che se lo ritrovano loro malgrado e quelle che scelgono di non averlo (a gravidanza già iniziata, magari). Il messaggio forte che arriva leggendo è che dare la vita è una scelta, non un obbligo morale o un atto da compiere per rendere felici altri. La parte finale, quella più immaginaria e impegnativa, è una “chiacchierata” che la madre fa col figlio, oramai uomo fatto sebbene non sia mai nato. Finalmente le cose mai dette sono dette, l’amore diventa fisico con la necessità di incontrare una persona che è parte di lei, la parte più intima e sconosciuta. Mi capita raramente di emozionarmi leggendo. Con questo romanzo è successo. Buona lettura!

 

La musica provata (di Erri De Luca, Feltrinelli editore)

erri-de-luca-la-musica-provataQuesta fatica di Erri si legge in poche ore, caratterizzata da un ritmo che si avvicina più all’ascolto che alla lettura. Ad un occhio attento non sfugge che si tratta di una sua biografia in musica, nella quale i ricordi si mischiano ai suoni. Tutto parte dalla sua città: “Napoli suonava su strumenti a corda e risuonava cupa, effetto di grotte e cavità del sottosuolo scavato, crivellato. La sventrarono fin dall’epoca dei suoi fondatori, i greci, che inaugurarono l’estrazione del tufo, pietra vulcanica docile al taglio, buon assorbente di scosse sotterranee. Il tufo ha una sua acustica sorda in cui le grida si sfibrano, ma i sospiri si espandono.” Eccolo, Erri, con il suo stile intenso e complesso fatto di frasi semplici ed immediate che racchiudono un’anima. Napoli lo plasma con acqua e note, facendogli dono di un bagaglio di musica e salmastro che lo accompagna per tutta la vita, ben raccontata in queste pagine. Quando le leggi te lo vedi a fare tutto quel che ha descritto, con la sua pacatezza e fermezza d’animo: “Un giro del disco durava più di un secondo: dal boccaporto del grammofono usciva la melodia, il canto. Restavo a guardare la puntina capace di leggere il solco e pure la polvere. C’entrava l’elettricità e la finestra chiusa per tenere fuori l’ammuina. E dentro la stanza avveniva lo spazio e il silenzio per farla suonare. Le canzoni come gli odori, e più della vista, affilano i ricordi. Dai solchi dei dischi comincia l’ascolto assorbente che non permette altra mossa. Niente riuscivo e riesco a fare in sua presenza. Non l’ho potuta usare a sottofondo, la musica provata.”